(video realizzato da Giuseppe Aquilino nel 2007)

In occasione delle festività pasquali ed in particolare del Venerdì Santo, vogliamo portare a conoscenza le origini dei lamenti ed il loro significato. I lamenti della Settimana Santa costituiscono una delle principali espressioni del patrimonio musicale tradizionale della Sicilia, che vengono tramandati oralmente di generazione in generazione. Il tema dei canti è la passione e morte di Cristo; la forza straordinaria è dovuta al fatto che i “lamenti” con la modulazione della voce di diversi cantori riescono a suggestionare la sensibilità e suscitano una forte emozione negli ascoltatori. L’origine di questi canti risale all’XI secolo circa, con Jacopone da Todi, ma c’è chi fa risalire la loro datazione ancora più indietro, alla tragedia greca e addirittura alle Sacre Scritture. Un tempo molto più che oggi, l’attesa della Pasqua aveva un carattere di penitenza ed in tempo di Quaresima i devoti digiunavano per partecipare alle sofferenze patite dal Cristo; i fedeli portavano in processione il Crocifisso percotendosi ed intonando dei canti lugubri e lamentosi, detti, appunto, “lamenti”, “lamentazioni” o “mortori”.

Questi sono forme poetico-musicali che accentuano il pathos narrativo della drammatizzazione e sono eseguiti dai cosiddetti “lamintaturi”, composti da parecchie voci: il solista che esegue le strofe, ed il coro, che interviene a rafforzare la nota finale della strofa eseguita dal solista. Essi sono il grido di dolore della Madre per la perdita del figlio, l’urlo dell’umanità per non aver compreso la Parola di Gesù. Tramite questi canti si ode, metaforicamente, il grido dell’Addolorata che cerca prima il Figlio e poi lo ritrova morto sulla Croce. La tradizione orale, attribuisce a ogni testo un significato specifico in virtù del momento in cui è prevista la sua esecuzione.

Questo significato si può attribuire a delle parole-chiave cui si identifica ciascun canto, che coincide conl’inizio del verso ( Se il mio Signor diletto, Sotto i pesanti colpi,Vedo sul duro tronco, Veder l’orrenda morte, Spina, Per te fece la terra, Orfana ecc.). Ogni repertorio è formato da brani con testo in latino, in italiano o in siciliano: ciascun brano viene definito pedi di lamentu. I testi in italiano derivano dalla liturgia o da testi ecclesiastici devozionali. I testi dialettali sono di carattere prettamente narrativo, il cui significato è perfettamente compreso. Generalmente i lamentatori sono costituiti da persone dello stesso sesso, ma vi sono alcune eccezioni costituiti da gruppi misti, le più significative sono a Cattolica Eraclea, Naro e Alessandria della Rocca (Agrigento). Nel nostro paese i lamenti vengono eseguiti il giovedì Santo durante il peregrinare della Madonna in cerca del Figlio ogni qualvolta si ferma in una chiesa, e poi il Venerdì Santo al monte Calvario; il posto suggestivo e la presenza di tantissime persone riempiono di emozione sia i cantori che la gente. Invitiamo a partecipare per sentire questa emozione.