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Dopo aver debuttato in prima nazionale giovedì scorso a Morgantina replica domani sera (1 agosto alle ore 21.15) nell’area archeologica di Eraclea Minoa (Cattolica Eraclea – Ag) per la rete Teatri di Pietra il nuovo spettacolo del coreografo Aurelio Gatti che, in prima nazionale, è stato presentato in Sicilia e sarà messo in scena in diversi siti siciliani fino al 2 agosto, prima di partire in tournee nazionale ed essere rappresentato anche al Festival Magna Grecia che si svolge in Calabria.
“Mnemosyne, il ritorno di Afrodite” è un’opera per danza, banda e teatro, quasi un kolossal con 60 elementi in scena, tra attori (tra cui Filippo Luna, Ernesto Lama e Sebastiano Tringali) musicisti e danzatori, tratto da Aristotele, Platone e Euripide.
Il ritorno della Venere di Morgantina (previsto per il 2011) è stato il pretesto per creare una messa in scena fortemente caratterizzata dal dibattimento sull’identità culturale e l’idea di “memoria” come elemento distintivo, parte fondante il genius loci di un territorio, ma anche di un popolo, in grado di esprimere un valore fondamentale per una terra antica come la Sicilia: la memoria quale presupposto per la conoscenza e la consapevolezza delle proprie origini, senso di appartenenza ad una terra e alla sua storia.
La Venere di Morgantina, tanto attesa quanto dibattuta, è l’occasione per affrontare, con i tempi della messa in scena, il tema culturale più urgente e comune a tutto il Meridione, tanto per il Sud del nostro Paese come per i paesi del Mediterraneo: il rischio di perdita della identità storica e artistica del Mediterraneo.
Nello spettacolo il dibattimento sull’imminente ritorno della Venere si trasforma in una rappresentazione di una umanità variegata, ora grottesca ora d’operetta, comunque partigiana e che esprime posizioni e proposizioni contrastanti, dimentica della natura dell’oggetto e dell’intimo senso dell’evento. E mentre si discute sul come, il quando e il dove sistemare l’importante reperto, giunge lei, la Venere. E sicuramente avrà da dire argomenti e fatti dimenticati, sensi e significati offuscati da una cultura sempre più estranea .
Come nella tradizione tragica, il deus ex machina costituisce l’intervento chiarificatore, il significato a prescindere la soluzione. La Venere non porta altro che la sua storia e questa corrisponde ad una esperienza, unica e originale. Ma questo spettacolo è anzitutto uno spettacolo pensato a difesa della memoria. Mnemosyne, nella mitologia dell’antica Grecia, è la personificazione della Memoria: figlia di Urano e di Gaia, appartiene al gruppo delle Titanidi. La leggenda dice che da nove notti di unione con Zeus nacquero le nove Muse, che non sono soltanto le cantatrici divine, ma presiedono al Pensiero sotto tutte le sue forme: eloquenza, persuasione, saggezza, storia, matematica, astronomia. Galimberti ci informa che: «la memoria è la capacità di un organismo vivente di conservare tracce della propria esperienza passata e di servirsene per relazionarsi al mondo e agli eventi futuri… ». Si potrebbe azzardare che la Memoria sia lo strumento attraverso cui il pensiero si estende lungo tutta la dialettica del tempo: passato, presente, futuro; che essa rappresenti l’estensione e la sua immortale presenza; la memoria infatti ci riporta ad altri concetti filosofici e fisici: il tempo, lo spazio e quindi il divenire. Aristotele nel “De memoria” sostiene che «la memoria non è dunque né sensazione, né concetto, ma un certo possesso o affezione di queste ultime, quando interviene il tempo.. Cosicché quelli che percepiscono il tempo sono gli unici, fra gli animali, a ricordare, e ciò per mezzo di cui ricordando è ciò per mezzo di cui essi percepiscono (il tempo)». Parlare della memoria ci riporta all’origine del pensiero occidentale ovvero alla filosofia greca. La memoria è un concetto complesso che si insinua nel cuore del divenire; essa è il filo conduttore tra il passato e il presente; la memoria evoca il tempo, il divenire, il movimento, il molteplice quale altro lato dell’essere. La memoria ha quindi duplici contenuti a seconda che il soggetto in questione sia la dimensione particolare o la dimensione sovrapersonale. La memoria ci riporta a noi stessi, anche se essa necessariamente si accompagna al processo inverso, ovvero allo smantellamento delle nostre vecchie identità: nel bisogno di dimenticare si cela il bisogno di cambiamento.
La drammaturgia dello spettacolo, una produzione Mda Produzioni Danza, Arpa e Teatri di Pietra, è firmata da Aurelio Gatti (che firma anche regia e coreografie), Sebastiano Tringali, Filippo Luna, Ernesto Lama, Raffaele Gangale, Antonio Cangiano e Piero Pignatelli e si arricchisce del contributo storico poetico di Silvio Raffiotta. In scena gli attori: Elisa Di Dio, Raffaele Ganfale, Ernesto lama, Filippo Luna, Sebastiano Tringali, Piero Pignatelli; e i danzatori: Gianna Beduschi, Paola Bellisari, Carlotta Bruni, Giuseppe Bersani, Benedetta Capanna, Annalisa D’Antonio, Gioia Guida, Rosa merlino, Giorgio Napolitano; la cantante Elisa Turlà (soprano) accompagnata dal violino di Antonio Pellegrino; Il coro del laboratorio teatrale “Il Teatro dei Territori”: Melania Irene Calabrese, Rosalba Cannella, Aurica Livia D’Alotto, Paolo D’Angelo, Noa Di Venti, Pietrina Saija, Antonella Schirò, Aurora Tilaro; La banda “A. Giunta” di Calascibetta, diretta dal M° Carmelo Capizzi; regia e coreografia Aurelio Gatti; aiuto alla regia Filippa Ilardo; musica originale Patrizio Marrone; musiche per banda Carmelo Capizzi; costumi Livia Fulvio; scene Petrokos Usaja; luci Stefano Stacchini; realizzazione costumi Annamode; realizzazione scene Capannone Moliere.

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