La Compagnia Popolare Aromi di Sicilia ripropone “CANTU PI ROSA: Viaggio nella vita e nell’arte di Rosa Balistreri”, omaggio alla “cantatrice” del sud a 90 anni dalla sua nascita.
Giovedì 17 agosto, nella piazza Roma di Cattolica Eraclea alle 22, Francesco Colletti, Angelo Tortorici, Carmelo Randisi, Franco Mangiapane, Gianluigi Loria e Mario Di Campo, ripercorreranno le tappe musicali dell’artista siciliana, scomparsa nel 1990 a 63 anni, dopo una vita intensa e controversa, perfettamente rispecchiata nella forza espressiva delle sue canzoni.

“Canta Ro'” (“Canta Rosa!”) era solito dire il poeta Ignazio Buttitta, per esortare l’amica al canto. Esortazione raccolta in seguito da Dario Fo, che, rendendola ospite fissa dei suoi spettacoli, l’aveva fatta conoscere al pubblico italiano, permettendo al suo prorompente talento di attraversare il canale di Sicilia.

Rosa Balistreri nacque a Licata da una famiglia molto povera: il padre Emanuele era un falegname geloso, violento, amante del gioco e del vino; la madre Vincenza Gibaldi era una donna buona e semplice; aveva due sorelle e un fratello invalido. Aiutava il padre, faceva la domestica nelle case dei benestanti, lavorava al mercato per la conservazione del pesce o spigolava i campi di grano. Cantava per sfogare la rabbia. Il timbro forte ed originale della voce le consentì in seguito di interpretare le canzoni popolari siciliane con un tono fortemente drammatico esprimendo il senso di povertà e orgoglio della sua terra.

Si sposò con Gioacchino Torregrossa, detto Iachinuzzu. Fu un matrimonio combinato e dopo che il marito sciupò il corredo della figlia Angela giocando, Rosa tentò di ucciderlo e andò a costituirsi dai carabinieri. Fu arrestata per 21 giorni e, poiché Iachinuzzu sopravvisse, uscì dal carcere con la condizionale. Per mantenere la figlia, andò a lavorare in vetreria, raccoglieva lumache, fichi, verdure, salava le sarde al mercato. Infine andò a lavorare in una famiglia benestante, dal cui figlio fu sedotta; lui la imbrogliò e disse a Rosa di rubare i diamanti di sua madre, che fu poi denunciata e arrestata per altri sette mesi. Uscita dal carcere si trasferì a Palermo. Il figlio nacque morto. Il conte Testa le diede lavoro come custode/sagrestana nella chiesa di Maria degli Agonizzanti, dove visse nel sottoscala con il fratello Vincenzo. Purtroppo ricevette le molestie del nuovo prete e, con i soldi delle elemosine, partì con il fratello per Firenze. Questo fu il periodo in cui ebbe grandi gioie e grandi dolori. Lavorò come domestica, il fratello poté aprire una bottega da calzolaio, richiamò a sé le sorelle Mariannina e Maria: una rimase a Licata, l’altra, dopo un ennesimo litigio con il marito, prese i figli e raggiunse Rosa. Purtroppo il marito inseguì Maria e, trovatala, la uccise. Il padre per il dispiacere si impiccò. Rosa visse per 12 anni con il pittore Manfredi Lombardi, che la presentò ad artisti quali Mario De Micheli, Ignazio Buttitta, Dario Fo.

Per circa un ventennio visse a Firenze per poi trasferirsi, nel 1971, nella sua adorata Palermo, città che fu sempre fonte di ispirazione per l’artista. A Palermo ricordiamo Serena Lao, amica e compagna di strada della Balistreri (oggi presidente dell’associazione Rosa Balistreri) e ancora Sara Cappello, Marilena Monti, Laura Mollica e tra le artiste più giovani anche Matilde Politi ed Egle Mazzamuto. Lasciata da Manfredi per una modella, per mantenere sé e la figlia che nel frattempo per amore aveva lasciato il collegio e aspettava un figlio, cantò per le feste dell’Unità, recitò nel Teatro Stabile di Catania. Nel 1966 e nel 1969 partecipò alle prime due edizioni dello spettacolo Ci ragiono e canto per la regia di Dario Fo. Nel 1974 partecipò, assieme ad altri esponenti del folk, ad un’edizione di Canzonissima. Dal 1976 è stata accompagnata spesso da Mario Modestini, musicista e compositore, che ha scritto per la sua voce le musiche de La ballata del sale (1979), di Buela (1982) e di Ohi Bambulè (1987).

Morì nell’ospedale palermitano Villa Sofia, assieme all’immagine ed al canto di una Sicilia che non conosceva rassegnazione, per ictus cerebrale durante una tournée in Calabria.

È sepolta nel cimitero fiorentino di Trespiano. (wikipedia)


Vi proponiamo il video di “Terra ca nun senti” uno dei brani di Rosa a cui siamo più legati.