Risoluzione “contrattuale” A/R al primo cittadino
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riceviamo e pubblichiamo

di Maurizio Miliziano

Sento il dovere civico, in quanto “proprietario”cittadino della casa comunale di Cattolica Eraclea, di proporre DISDETTA FORMALE e risoluzione, a/r al primo cittadino di Cattolica Eraclea. Proprio come si fa per gli inquilini/conduttori di “immobili”. Il sindaco è un nostro “inquilino”. Non si è formato compiutamente uno dei requisiti essenziali del contratto: L’OGGETTO, ovvero il programma elettorale che abbiamo votato (per estensione… perche vige una lacuna amministrativa: la revoca del sindaco con voto popolare), quindi contratto con i cittadini, nullo! Oggi, nel doppio senso.
Si scoprono una serie di cose che già sapevo senza saperlo. Ciò che rivedo, è come se lo rivedessi per la “terza volta”. Le prime due attraverso i propri occhi… L’ultima, spero e mi auguro, non solo con i miei occhi.
Non si può fare a meno di ravvisare la bruttezza diffusa, il sistematico disprezzo per gli spazi comuni, l’incapacità di gestirli. L’indifferenza anche delle persone, anche migliori che amministrano, di fare rete e porre rimedio a queste inefficenze gestionali.
L’unico paese (3000 pax circa) al mondo, che ancora tiene in vita: contratti di centinaia di migliaia di euro per gestione illuminazione, incarichi legali con parcelle “extra fido” (non sto parlando di incarichi direttamente a difesa del comune dove si trova il proprio parente, rappresentante del popolo “festante” di 1 grado), la viabilità sconnessa, edifici comunali abbandonati senza un futuro (almeno tentare progettualmente di dare un futuro). Rivitalizzarli con progetti comunitari o statali o regionali, no? Assegnarli attraverso un bando al ribasso? I precari senza “fissa dimora” perché tenuti sulla “lama del rasoio” dalle promesse… Scusate, solo dalle promesse! I prodotti tipici stanno “impazzendo” nei magazzini degli agricoltori aspettando questi “accordi on-distribution” in entrata ed in uscita dal paese. Minoa. Eraclea Minoa. Quante parole spese per questa parte bellissima di Mondo. Sfido chiunque non aver dato il primo bacio ed essersi innamorato per la prima volta, su quella incatevole “poltrona” sabbiosa. Quel litorale accecante di bellezza. Nulla di nulla! Niente di programmatico per turismo e per il turista. Anzi, solo verbali. Che dire dei palazzetti. Meglio non dire, si rischia l’espulsione in tutti i sensi. Il verde cittadino? Dovrebbe essere il principale arredo urbanistico. L’unico verde che conosca è quello incolto cresciuto incolto ai margini dei marciapiedi, in quasi tutto il paese, nelle ex scuole “villa spoto” “ex barilla” etc… Qualcuno a fatto bene a dare una sistemata all’ingresso del paese. L’uscita del paese? non serve! Chi arriva, ha la doppia opportunita di vedere il “vecchio ed il nuovo”. Che dire della storica pretura. Oltre a luogo dove il cittadino si reca per l’affermazione del proprio diritto, era anche un momento di opportunità e di conoscenza per gli avvocati provenienti da svariati paesi e città,(professionisti) di trascorrere anche dei momenti extra professionali. Perche no, anche intrattenersi a mangiare presso i gustosi ristoranti di Cattolica e di Eraclea minoa. Benedetta Tu sia, il fu “chiesa santo Spirito”. Non si sà cosa accada dentro questa “massacratissima” chiesa Madre. Famosissima “matrice”. Soldi a palate, anzi a fiumi. Quando mi trovo a Cattolica è il primo monumento che guardo al mio risveglio dalla finestra. Ormai sembra quasi una normalità vederla così. Piangere. Siamo quasi arrivati al punto che, se, si definiscono i lavori, rischiamo di incazzarci. Dulcis in fundo”. Certamente apprezzabile, però, l’allargamento del cimitero con buona pace di tanti e per tanti… L’affaire del terzo millennio: i morti…

L’omino appeso al filo, ricordate? Ancora attuale. Uno dei simboli più azzeccati della condizione di chi vive a Cattolica Eraclea. Deve stare attento alle risposte che da al suo interlocutore, il grosso topo, quello che nelle vignette, rimane sul ciglio del burrone a guardare che tu (omino) cada. Schiantandoti. L’omino si “quartia”, si tutela dal topone. Istintivamente si sarebbe indotti a parteggiare per lui (il sindaco o qualche consigliere erudito). Che per una volta il suo quartiarsi” non fosse premiato con una forma di stentata sussistenza. Troppe volte, noi cittadini, siamo visti come omini, perchè quella condizione di precaria stabilita e di arretratezza ai toponi serve per guadagnarsi la gratitudine ed il consenso.

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