Perché il pane è divenuto alimento da bandire anche se ha contribuito nella storia al sostentamento dell’umanità?
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Il pane ha avuto ed ha un grande ruolo anche nella storia, perché da sempre la storia del pane s’intreccia inestricabilmente con quella della parte più povera e dolente delle popolazioni: è per averne che «l’uomo traffica, si industria, si affatica e lotta».

La mancanza di pane (o anche la sola paura di non averne) è un incubo, un incubo che serpeggia costantemente nella storia dell’umanità. Non solo quella più antica, ma anche quella di secoli più vicini a noi. Provate un po’ a rileggere il 120 capitolo dei “Promessi sposi” in cui Manzoni tratta con straordinaria efficacia narrativa dell’assalto al forno di Milano durante la carestia del 1628. Tra gli esempi da non dimenticare inoltre la rivolta popolare del 1789 contro Maria Antonietta e il suo re.

Oggi a causa dei sistemi di produzione dei grani e della raffinazione delle farine il pane ed i prodotti a base di farine di grano sono ritenuti dalla stragrande maggioranza della comunità scientifica alimento da limitare e persino bandire dalle nostre tavole.

Per farina bianca raffinata si intende la farina che abitualmente è presente sulle nostre tavole sotto forma di pane, pasta e dolci.

Questo tipo di prodotto industriale che non ha quasi più niente di naturale è stato privato di 2 parti fondamentali del seme del grano: La crusca all’esterno ed il germe all’interno (l’embrione). Una dieta basata principalmente su questo prodotto è la causa principale di malnutrizione, costipazione, stanchezza e numerose malattie croniche.

Se ci pensi bene si tratta di un prodotto abbastanza recente, il pane comune infatti fino a poco tempo fa esisteva esclusivamente in forma integrale. Solo negli ultimi 50 – 60 anni è stato introdotto il pane bianco, simbolo di un progresso economico e tecnologico che non ha tenuto conto della salute degli esseri umani.

Negli anni ’50 inoltre il frumento è stato vittima di profonde trasformazioni genetiche da parte dei più grandi agronomi italiani. La ricerca genetica di un frumento che garantisse grosse produzioni e resistentissimo agli eventi esterni ha creato un grano troppo impoverito, quasi completamente privo di sostanze nutritive.

Addirittura sono nate delle farine arricchite proprio per soccombere alla mancanza di questi nutrienti. Quindi le grosse industrie di raffinazione del grano aggiungono 4-5 vitamine e minerali inorganici pensando di compensare le 15-20 o più sostanze che si trovano nella crusca e nel germe (senza considerare le fibre…).

Naturalmente capite bene che in una filiera lunghissima ed un business globale come quello delle farne quante minacce per la salute possano nascondersi.

QUINDI CHE FARE?

Rinunciare totalmente all’assunzione di questo alimento come proposto da alcune diete oppure trovare materie prime prodotte con metodi non artigianali fuori dei comuni canali di commercializzazione delle farine industriali.

La risposta, negli ultimi anni, viene data dalla riscoperta di alcuni grani antichi provenienti da alcuni piccoli agricoltori e della macinazione a pietra o artigianale.

LA DOMANDA E’ SE LA SOCIETA’ MODERNA PUO’ SOPRAVVIVERE IN FUTURO SENZA PANE E SE LA RISCOPERTA DEI GRANI ANTICHI POSSONO RAPPRESENTARE UNA SOLUZIONE AL PROBLEMA O RIMARRA’ SOLAMENTE UNA NICCHIA PER POCHI FORTUNATI?

SUI DANNI PER LA NOSTRA SALUTE LA COMUNITA’ SCIENTIFICA MONDIALE E’ RIUSCITA A DIMOSTRARE LE PROPRIE TESI, MENTRE, ANCORA STENTA A DIMOSTRARE LE PROPRIETA’ NUTRIZIONALI E I BENEFICI PER LA NOSTRA SALUTE DEI GRANI ANTICHI QUESTO PERCHE’ NESSUNO FINANZIA QUESTI STUDI O PERCHE’ IN REALTA’ NON ESITONO?

di PIETRO GAMBINO

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