“O si cambia o si  affonda”
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riceviamo e pubblichiamo

di Carmela Ragusa

Tutti siamo indignati, tutti accusiamo tutti, tutti siamo convinti che la colpa è sempre solo degli altri. Parliamo e affermiamo di cercare il cambiamento, ma forse non ci rendiamo conto che occorre semplicemente abbattere il sistema: un sistema fatto di intrallazzi, ruberie, disonesta’, bugie, egoismi, tornaconto, prepotenze. E sicuramente ognuno di noi possiede qualcuna delle “virtu’ menzionate. Percio’ continuo ad affermare (perdonatemi la franchezza, ma bisogna prenderne coscienza) che occorre prima combattere contro noi stessi. E’ facile dire “io sono onesta”, tante volte non è cosi. Quante volte è capitato di assistere a delle ingiustizie o vedere gente che ruba, ma sicuramente ci siamo girati dall’altra parte. Questo atteggiamento ha contribuito ad incrementare il sistema. E siccome nessuno di noi è esente da questa pecca, piano piano il sistema si è ingigantito fino ad inghiottirci. Non possiamo scordare il passato, bello o brutto che sia, perchè ha partorito questo presente. E per riferirmi alla nostra VITA AMMINISTRATIVA, non si puo’ fare a meno di affermare che nessauno ha contribuito al bene del paese, altrimenti non ci troveremmo in questa triste situazione. Ancora oggi, la situazione è la medesima, nonostante si ciancia di nuovo. Capisco perfettamente che è pesante ammettere i propri errori o difetti, perchè si lede il proprio IO, ma un minimo di ONESTA’ INTELLETTUALE è indispensabile: se non si riesce ad essere onesti nemmeno con se stessi, è la fine. Un esempio banale: quando un compito è tutto sbagliato, è meglio strapparlo e farlo nuovamente: Non è deformazione professionale, ma presa di coscienza. Un CREDO alle mie intenzioni: sono lontana dall’idea di volere offendere le persone, ho soltanto la faccia tosta di dire quello che penso e che trova riscontro nell’accaduto.

6 Responses to "“O si cambia o si affonda”"

  1. carmela ragusa  30/10/2013

    Bisogna riappropriarci del senso del pudore e della vergogna perchè , spesso, di necessita’ si fa virtu’. Svegliare le emozioni assopite per meravigliarci di cio’ che succede(come suggerisce Alfonso) sarebbe una gran bella cosa. E poi scrollarci di dosso questo collant con il dio denaro che è la vera causa di questo declino

  2. Alfonso Licata  30/10/2013

    Anche io mi vedo tristemente d’accordo con la soluzione del 14 luglio francese, non perchè desidero la rivolta o peggio ancora, la guerra, ma perchè guardando l’attuale situazione nel suo complesso posso notare che:
    – I commercianti si lamentano ma non si ribellano perchè ci sono ancora gli impiegati pubblici che spendono, meno ma spendono;
    – Gli impiegati pubblici (Che secondo me, oggi sono quelli che se la passano meglio), sono quelli che se gli va di spendere spendono, se guardano un pò più di telegiornale allora si mettono paura e si tengono lo stipendio nel cassetto, e comunque parlano di crisi senza avvertirla più di tanto;
    – I politici, fin quando ci sono i soldi, possono contare sulle persone di cui sopra, quindi con qualche piccola promessa, possono sperare di continuare la loro bella vita come sempre;
    – Tutti gli altri (Casalinghe, disoccupati, pensionati, dipendenti privati) aspettano che succeda qualcosa di buono anche se non c’è nulla all’orizzonte e rassegnati, smettono di cercare di alzare la voce in quanto i personaggi di cui ai punti precedenti non pensano minimamente a questi ultimi (Se non in campagna elettorale).
    … Allora??? Cosa si fa?
    Si aspetta che finiscano i soldi dello Stato, così, quando non si potranno pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, i commercianti chiuderanno bottega e si rivolteranno, assieme ai dipendenti pubblici, ai dipendenti privati, alle casalinghe, ai pensionati ed ai disoccupati, allora sì, che essendo tutti nella stessa barca (La stessa descritta da Giovanni Zambito in un altro post), si penserà a come ricominciare!
    Sono pessimista, lo so, ma non rassegnato… Ci spero anch’io che possa ancora accadere qualcosa di buono (La speranza è l’ultima a morire… O no?) ma il presente mi porta a credere che avremo ancora 10-15 anni di crisi, trascorsi i quali, continuando così finirà come ho detto prima.
    La Sig.ra Ragusa ha ragione quando dice che dobbiamo combattere con noi stessi, e nel mio piccolo anch’io sto facendo qualcosa per il mio personale cambiamento, infatti ho aderito al “Movimento Solo Per Cattolica” in quanto ho visto nello statuto dello stesso, qualcosa di buono ed anche un pò di idealismo nel quale mi rispecchio (Purchè non diventi retorica) e lo vedo come una possibile strada da percorrere per aprire un dialogo tra cittadini ed amministrazione.
    Per concludere, secondo me, per cambiare bisogna tornare a meravigliarsi di ciò che succede attorno a noi… Quante volte la TV fa vedere immagini di abusi e crudeltà di ogni tipo, ma noi ci siamo ormai abituati… Il politico di turno ha rubato x milioni di euro… “Tutti ostessu sù!” Un uomo ha ucciso moglie e figlio… “Ci niscì lu sensu!” Un’altro suicidio per la crisi… “Mischinu!”… E tutto finisce quì, non ci indignamo più, non ci meravigliamo, non gioiamo e soprattutto non amiamo (apparte noi stessi). Ecco cosa bisogna fare allora, bisogna smettere di vivere in modo virtuale pensando che tutto quello che è fuori dalla nostra casa non ci compete e rendersi partecipi della vita sociale attivamente, senza guardare chi resta a braccia conserte (Quelli ci saranno sempre), così facendo, se non altro, miglioreremo noi stessi e potremo di conseguenza dare un esempio migliore ai nostri figli.

  3. Nino  29/10/2013

    Purtroppo i politici di mestiere non sono a conoscenza di quello che Tommaso Campanella scrisse durante il Rinascimento – “Utopia, la cittá della gioia”. Un mondo governato da poeti, santi e scienziati. Ahinoi, il tutto rimane soltanto una chimera. Ma combattere noi stessi, potrebbe rivelarsi un arma efficace per spezzare la catena, o meglio, il giogo del clientelismo.
    Forse col tempo? Chissá!
    Fintantoché i politici di mestiere non capiranno che sono i rappresentanti, eletti nell’ interesse dei cittadini, temo ci sará ben poco da fare.
    E’ la cultura dell’eletto (piú che dell’elettore) che deve cambiare.

  4. carmela ragusa  28/10/2013

    Buonasera dott. Puma, provo a rispondere alle tue domade per quanto mi sara’ possibile. Premetto che la mia nota costituiva semplicemente l’esternazione di un notevole disappunto verso i fatti quotidiani. Non ho la panacea per la soluzione del problema, pero’ , secondo il mio modesto parere, il nocciolo della questione siamo noi. Se noi , tutti, lo volessimo potremmo sovvertire il sistema. Non è un concetto astratto “il combattere contro noi stessi”; basterebbe spezzare il “do ut des” e verrebbe meno la domanda e l’offerta. E’ la nostra complicita’ che regge il sistema. Comprendo quando affermi che è da 20 anni che non voti per non renderti complice, ma siccome gli altri vanno a votare e votano male, succede che la situazione peggiora sempre piu’. Anch’io nel 70 me ne andai in Sardegna in cerca di una cattedra per non chiedere aL SIGNOROTTO DI TURNO, ma poche mosche bianche non possiamo risolvere il problema. Ecco perchè’ affermo che l’unica strada, oltre a quella violenta, è la rivoluzione delle nostre coscienze, una nuova corrente letteraria che ricalchi, per certi versi, una forma di ILUMUINISMO ILLUMINATO. Se l’uomo non si stacca un po’ dal dio denaro, andra’ a finire che ci sbraneremo come bestie (gattopardi, iene, leoni, sciacalli). Mi auguro che scendano in campo gli uomini di cultura( poeti, scrittori, sociologi, psicologi, insegnanti) e diano il loro contributo alla soluzione del problema. Le idee sono importanti, ma piu’ importante ancora è la loro diffusione. In rete possiamo parlarne e non è vano: repetita iuvant

  5. Nino Puma  28/10/2013

    Signora Ragusa, sono piú di vent’anni che non voto. Per non rendermi complice di un tale stato di cose. Pensi, non apro neppure la cartella elettorale quando arriva. Proprio non riesco a trovare altre forme di protesta. Forse, col tempo, chissá che non si riesca a cambiare questo status quo.
    Per il momento, lei cosa proporrebbe? Di concreto intendo.
    Tornare agli anni di piombo? Forma di protesta, sicuramente ma, la violenza non ripaga mai.
    In provincia abbiamo avuto (e abbiamo) politici che siedono all’ ARS e politici che siedono sia a Montecitorio che a palazzo Madama. La loro amministrazione della res publica é un fatto esclusivamente privato: – do ut des. Clienti che chiedono, che ottengono in cambio del voto e loro (i politiconzoli, i mestieranti) che continuano a imperare.
    Qual’é la soluzione? Un altro 14 luglio come nella Francia del 1789? Solo quando non si saprá piú cosa mettere in tavola, perché non ci sono i soldi, allora sí. In ogni caso, credo ci si stia giá avviando su quella stessa strada. Veda le banche del cibo che stanno crescendo come funghi! Mi piacerebbe un risposta alle mie domande. La saluto.

  6. Franco Curti  27/10/2013

    semplicemente OK !

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