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Volendo parlare della Sicilia, riteniamo giusto e doveroso cominciare ad affrontare per primo il problema della lingua e dei dialetti che sono stati alla fonte della storia e dell’antropologia degli abitanti dell’isola, tranquillamente e felicemente adagiata ai piedi dello stivale Italia. La lingua ufficiale, parlata in Sicilia, è l’italiano, anche se la maggior parte della popolazione locale parla anche il siciliano che, malgrado venga riconosciuto come lingua, da parte dell’UNESCO, dell’Unione europea e di altre organizzazioni internazionali, tuttavia non è stata mai tutelata né dalla Regione Sicilia né dallo Stato Italiano. Il siciliano è ritenuto lingua regionale dalla Carta europea che afferma che per “lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue che non sono dialetti della lingua ufficiale dello stato”.
La “Carta Europea delle Lingue Regionali o minoritarie”, approvata il 25 giugno 1992, è entrata in vigore il 1° marzo 1998 e firmata dall’Italia, ma non ancora ratificata, il 27 giugno 2000. Nell’isola siciliana sono, tuttora, presenti alcune minoranze linguistiche e dialettali che, seppure poco numerose, vengono a rivelarsi molto importanti. Il dialetto gallo-italico di Sicilia è un dialetto altoitaliano che si diffuse nell’isola durante il periodo normanno. Quando dei rivoltosi misero a rischio il trono del re Guglielmo il Malo, questi reagì, sconfiggendo gli oppositori e, per mantenere il suo dispotico potere, ha fatto venire dal nord Italia molti uomini, detti “lombardi” a lui fedeli e li trapiantò in Sicilia.
Questa minoranza è composta da dialetti alloglotti con caratteristiche fonetiche decisamente settentrionali e appartenenti alle parlate dei galloitalici che parlano lingue celtiche che si sono diffuse in buona parte dell’Italia Settentrionale. I principali centri con la parlata galloitalica sono: Sperlinga, Nicosia, Aidone, Piazza Armerina e Valguarnera Caropepe in provincia di Enna; Novara di Sicilia, Acquedolci, San Fratello, San Piero Patti, Tripi, Fondachelli-Fantina e Montalbano Elicona in provincia di Messina.
Un’importante minoranza etnica e linguistica è quella storica albanese, chiamata arbëreshë (gli albanesi d’Italia). La lingua di questa comunità, che vive in provincia di Palermo, nei comuni di Piana degli Albanesi, Contessa Entellina e Santa Cristina Gela, è un’antica parlata strettamente imparentata all’albanese, in modo particolare alla lingua parlata nel sud dell’Albania. Il centro di questo territorio è costituito dalla cittadina di Piana degli Albanesi, in cui si sono mantenute nel tempo tutte le tradizioni albanesi. In oltre cinque secoli gli arbëreshë hanno raggiunto importanti traguardi culturali e letterari. A Piana degli Albanesi Lekë Matrënga, scrittore e sacerdote greco-ortodosso, scrisse nel 1592 l’opera E Mbësuame e Krështerë, la prima della storia letteraria albanese. Moltissimi altri intellettuali a Piana degli Albanesi si interessarono della storia, della lin¬gua, delle tradizioni poetiche popolari. Un famoso scrittore, Zef Skirò, fu un grande rappresentante della tradizione culturale e letteraria albanese di Sicilia. Moltissimi poeti, saggisti, drammaturghi, linguisti e professori di lingua e letteratura albanese sono docenti presso la Facoltà di Lettere orientali dell’Università degli Studi di Palermo. La lingua albanese, ancora oggi, viene mantenuta viva da tutta la comunità e da istituzioni religiose e culturali che contribuiscono assolutamente alla salvaguardia e alla valorizzazione del prezioso patrimonio ereditato dagli antenati. Quest’anno, 2012, Messina è stato riconosciuto comune di minoranza linguistica greca. A presto risentirci col prossimo numero della rivista per l’altra “facciata” della Sicilia. Ad maiora!

Francesco Mulè

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