“Il grande buio del nostro martoriato paese”
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riceviamo e pubblichiamo

di Carmela Ragusa

Nel nostro piccolo paese tutto tace. Ognuno va per la propria direzione, ognuno insegue il proprio obiettivo, ognuno coltiva il proprio orticello. E tutti ci lamentiamo perche’ le cose vanno male!!!!!!!!!!! La colpa l’attribuiamo sempre agli altri Ma chi sono gli altri? Gli amministratori? Si e’ vero che gli amministratori, in tutt’altre faccende affaccendati, poco si curano dei problemi sociali ma noi cosa facciamo per cambiare questa situazione? Ci arrangiamo? Ci adattiamo? Ci contentiamo di qualche avanzo per sputare, poi, nel piatto che abbiamo leccato?. Io son sicura che quello che sto per dire lo pensano anche gli altri ma si tace comunque per paura di urtare la sensibilita’ altrui e un po’ anche per una atavica peculiarita’ , tutta siciliana. Vittime… ci piace essere vittime!!!!!!!!! Le numerose dominazioni dell’isola hanno schiavizzato anche il nostro pensiero. Un piccolo esempio pratico per comprendere meglio il concetto. Siamo tutti incazzati per il peso fiscale che ci tocca sostenere. Non tolleriamo che il carente servizio della spazzatura e’ piu’ caro dell’oro e che il costo dell’acqua e’ arrivato alle stelle. Pero’…..pero’……….un pusticeddru alla SOGEIR o alla Girgenti acque piace a tutti. Parecchi, ultimamente, parlando e sparlando, sono stati assunti per intercessione dello spirito santo(potrebbe sembrare blasfema, ma non lo e’) e riescono a percepire quei pochi spiccioli che le due societa’ elargiscono non per generosita’ ma per mantenere saldo il proprio potere. E’ come la catena di Sant’Antonio: politicanti- societa’- clienti. Se non si spezza questo legame, il sistema rimarra’ immutato. Fino a quando chiederemo favori, non cambiera’ mai nulla. E allora smettiamola di lamentarci: dipende tutto da noi. E a quelli che sanno leggere e scrivere chiedo: Perche’ state ancora al gioco?

Beneficium accipere, libertatem est vendere. Siamo tutti responsabili dello sfruttamento in atto.

Qualcuno afferma(forse per zittire la propria coscienza) che si parla per invidia, ma vi assicuro che non e’ cosi.

E’ triste, molto triste assistere al nostro asservimento e non potere fare nulla.

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