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La salsiccia tedesca ebbe per millenni tempi d’oro, perché era imbattibile per il suo buon odore salutare fino a quando il conservante chimico non la rovinò.
Un giovane studente italiano si trovò un giorno alla stazione ferroviaria centrale di Francoforte così per caso perché abitava nelle vicinanze. Un giorno vide davanti ad un chiosco una fila di persone, che comprava una salsiccia arrostita. Doveva essere buona, perché fu mangiata con piacere assieme ad un panino ed alla mostarda. Il giovane studente si informò del prezzo e lo trovò modesto. Era nella sua possibilità. Aveva qualche marco in tasca e non più di tanto. Il denaro, che si era portato appresso dall’Italia in marchi, gli fu rubato assieme alla sua carta d’identità. Lui sospettava del suo coinquilino di nazionalità greca, che parlava oltre il tedesco anche l’italiano. Costui l’aveva accompagnato in un locale, frequentato da ragazze tedesche, dove lo lasciò là a guardare il gioco di bigliardo per un certo tempo. Quando lo studente tornò nella sua stanza ebbe la brutta sorpresa del furto. Non si seppe mai se la polizia tedesca fece delle indagini per trovare il ladruncolo. Ci poteva essere un altro sospettato, cioè la padrona di casa, che gli aveva trovato un posto in una mensa della posta per sparecchiare tavoli e per pulirli per qualche ora al giorno e che si faceva accompagnare la sera dallo studente negli spettacoli. Con qualche marco nel portamonete poteva rimanere ancora a Francoforte, dove voleva imparare il tedesco, che gli serviva per superare un colloquio alla Farnesina. Pertanto l’affitto della stanza era stato pagato in anticipo. Siccome il ladro lasciò nella tasca di giacca dello studente il biglietto ferroviario di ritorno per l’Italia dimostrò in questo modo un animo buono.
Un giovane tedesco, che si trovava accanto al chiosco, si avvicinò allo studente per conversare con lui in lingua italiana. Gli raccontò che aveva lavorato nella riviera della Liguria come interprete e poi volle offrirgli per la gioia di avere avuto occasione di parlare in una lingua, che lui amava tanto, una salsiccia, che lo studente gustò tanto.
La buona, gustosa e salutare salsiccia scomparve improvvisamente dalla circolazione e dal commercio senza che fossero presentate scuse al pubblico, che godeva di tanta bontà. Tale prodotto sincero non piaceva al mercante, perché essa, se era fresca, si doveva consumare, se non era messa a seccare ai venti, entro un limitato e un determinato tempo di ore. Dopo tanti millenni non era più commerciabile, perché non si poteva trasportare in tutto il mondo. Al suo posto comparve l’Arroganza, una salsiccia con ingredienti poco salutari. La carne di questa salsiccia proveniva da maiali allevati in massa e bisognosi di cure mediche continue. L’Arroganza era spavalda e sfidava a resistere nel tempo anche tutte le salsicce buone, che si trovavano sulla terra. A tempo perso ballava senza senso e ritegno con salti alti per infondere invidia a chiunque la guardasse. Il suo ballo non era per niente elegante. Girava su stessa goffamente e non se ne vergognava di essere insulsa. Aveva veramente motivo di ballare, appunto perché non veniva più finalmente nemmeno azzannata dai cani per il suo odore strano. Le buone salsicce non accettavano la sfida anche perché non volevano stare accanto all’Arroganza, che puzzava di un odore malsano. E poi le salsicce gustose sapevano che la loro forza era il sale, il pepe, il finocchio, il peperoncino ben dosato e un esperto di conservazione naturale. E poi la salsiccia salutare si vergognava di farsi vedere in giro con l’Arroganza rotonda, che splendeva di luce strofinata e cattiva.

2 Responses to "“Il ballo della salsiccia (Die Wurst)” – Racconto di Nino Pennino"

  1. nino pennino  30/01/2012

    Grazie di leggermi.Si vede che è una cosa reciproca. Non riesco a farti un commento, perché fai tutto tu:domande e risposte. ciao

  2. carmela ragusa  30/01/2012

    L’odore malsano dell’Arroganza aleggia molto frequentemente un po’ in tutti i posti e credo che ormai provochi disgusto generale. Incisivo il racconto. Ciao Nino

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