L’altra sera, di ritorno da lavoro, in macchina ascoltavo la notizia della morte di George Michael e successivamente la radio passava uno dei suoi brani più famosi: Careless Whisper. Improvvisamente vengo catapultato nei meravigliosi anni 80, periodo della mia adolescenza e dei primi amori, ho aumentato il volume e mi sono fermato. Ho chiuso gli occhi, cantando quella meravigliosa canzone, e ho sentito gli odori, i suoni, i colori ,delle luci delle feste private e dei veglioni dove si ballavano i lenti. Quei balli lenti appiccicati gli uni agli altri, dove il ragazzo si avvicinava alla ragazza e le chiedeva: balli?
Col lento Careless whisper, all’attacco del quale ognuno cercava di ritrovarsi nei paraggi della ragazza più interessante.
Un’occasione, l’unica, per abbracciare la tipa giusta senza rimediare uno schiaffone.

Di queste feste private,tra primavera e l’estate, se ne organizzavano una ogni sabato in garage sistemati alla meno peggio come sala da ballo, proprio come quella del film “Il tempo delle mele”. Col globo rotante, jeans a palloncino, scarpe Canguro, jeans Rifle, una radio a cassette o giradischi, qualche lampadina colorata e il gioco era fatto. I veglioni venivano organizzati nella palestra di via Oreto, nella Sala Marzullo e nella Sala Tommasino.

Quanto divertimento! “One two Three si parte”: così il DJ iniziava la sua perfomance con i due piatti e un mixer e nulla più. Non c’era il computer, tutto opera del suo ingegno.

“I’m never gonna dance again
Guilty feet have got no rhythm
Though it’s easy to pretend
I know you’re not a fool
I should’ve known better than to cheat a friend
And waste a chance that I’ve been given
So I’m never gonna dance again
The way I danced with you

Time can never mend
The careless whispers…”

Riposa in pace George.