Dott. Domenico Macaluso, Responsabile Scientifico WWF Sicilia sul ritrovamento dello squalo a Borgo Bonsignore
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“La presenza di squali nello stretto di Sicilia è stata da sempre registrata, in quanto questi animali fanno parte dell’ecosistema di quest’area del Mediterraneo. Esistono delle incisioni del 1700, in cui si vede che nelle tonnare si rinvenivano frequentemente grandi esemplari di squalo, mentre io stesso a Favignana, ho visto delle foto a colori, riprese a metà degli anni ’70, di un esemplare di
grande squalo bianco di oltre cinque metri. Persino nei fossili inclusi nelle rocce dell’agrigentino, sono stati rinvenuti denti di squalo.
Sono diverse le specie di squali presenti in questo mare, dal comune e commestibile squalo palombo, alle verdesche, dallo squalo volpe, al Carcharhinus plumbeus o squalo grigio, ma non si sono mai registrati attacchi ai bagnanti, neppure da parte del grande squalo bianco (Carcharodon carcharias), che secondo uno recente studio dll’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca
Ambientale (ISPRA), ha una sua area di riproduzione, proprio nello stretto di Sicilia, poco al largo di Lampedusa.
La presenza di questi animali suscita sempre preoccupazione, anche se il loro numero rispetto al passato è in netta diminuzione, una progressiva scomparsa, legata alla pesca con i palangari che vengono usati per la cattura dei tonni e dei pesce spada, micidiali strumenti da pesca, che indiscriminatamente, catturano anche squali e tartarughe marine. Per tale motivo sia lo squalo Bianco che il Cetorino e le Mante, sono stati dichiarati specie protette.
Proprio nelle acque di Ribera, nel 2003 ho salvato un maestoso esemplare di pesce Luna (mola mola), che si stava spiaggiando dopo avere ingerito un sacchetto di plastica, scambiandolo per un calamaro o per una medusa, animali di cui si nutre questo docilissimo pesce.
L’esemplare rinvenuto sulla spiaggia di Borgo Bonsignore, è un esemplare adulto di Verdesca (Prionace glauca), un predatore che vive al largo anche dei nostri mari, lungo tre metri esatti. Lo spiaggiamento deve essere avvenuto nel corso della scorsa notte, dato che non presentava alcun segno di decomposizione e ad un esame ispettivi esterno, non presentava segni di ferita da elica o ami all’interno della bocca. Ma da un accurata ispezione della testa dell’animale, si è notato che da una piccola ferita fuoriusciva una sorta di scheggia ossea, che si è rivelata essere l’estremità terminale dell prolungamento della mascella superiore di un pesce spada (Xiphias gladius), una vera e propria arma che questo pesce utilizza si per predare che per difendersi; sembrava comunque inverosimile che questo modesto frammento di “spada” potesse avere ucciso queato grande squalo, ma un’accurato esame della testa della Verdesca, ha evidenziato un’altra spada, quest’ultima lunga ben 20 cm, che da dietro l’orbita superiore dell’occhio destro, si è insinuata sino alle branche, trapassando tutto il cranio dell’animale.
Nessuna allarmismo dunque per i bagnanti che presto affolleranno le spiagge di Borgo Bonsignore, in quanto lo spiaggiamento della Verdesca, è l’esito di un clamoroso combattimento mortale tra grandi predatori, avvenuto al largo dei nostri mari, un rarissimo caso, se non unico, in cui la vittima, invece che il pesce spada (come avviene solitamente), è invece uno squalo di tre metri! ”

Dott. Domenico Macaluso, Responsabile Scientifico WWF Sicilia – Area Mediterranea –

dalla pagina Facebook Mareamico Delegazione Di Agrigento

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