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foto di Carmelo Randisi

Che valore diamo alle piazze? Un’importanza estrema per chi le ha vissute percorrendole quotidianamente e attraversandole in lungo e in largo con amici, parenti e conoscenti. Momenti ed emozioni indescrivibili che hanno segnato la storia della mia permanenza a Cattolica Eraclea (non dico mai solo Cattolica – in provincia di Forlì- ma pronuncio sempre per intero il nome del mio paese d’origine). Le mie (perché mi sono appartenute per buona parte della mia esistenza) due piazze di Cattolica Eraclea, in provincia di Agrigento, rappresentano, anzi hanno un valore indefinito. Perché artefici di tante e svariate emozioni, sensazioni, esperienze sia a livello sociale sia nel campo prettamente culturale.
E non solo. Si deve partire dal fatto che le piazze sono i luoghi di incontri, di tante storie di uomini e di città. In esse si incontrano esperienze vissute. Le piazze, le nostre, sono state e sono tuttora luoghi di commerci. La Fiera del Rosario di Cattolica Eraclea, se la memoria non mi inganna, un evento straordinario, legato alla tradizione, della seconda domenica di ottobre. Ricordo benissimo, nelle due piazze -Piazza Roma e Piazza Umberto- arrivavano venditori di svariati prodotti: dagli alimentari, al vestiario, ai tantissimi utensili casalinghi, attrezzi per la campagna, di tutto e di più.
La Fiera era motivo di grande divertimento sia per i bambini (che scorrazzavano con palloncini, trombette e quant’altro), sia per i ragazzi (per i quali era un momento d’incontro con le ragazze del paese –e non solo-), e di affari per gli anziani, uomini e donne, che facevano acquisti per l’inverno. In quella emigrazione (veniva gente dai vari paesi viciniori) provvisoria e occasionale si sentiva il desiderio inconscio di appropriarsi dei luoghi che erano le due piazze e, perché no?, anche del paese e, quindi, della vita collettiva. Le due piazze, come qualsiasi altra piazza di qualsiasi altro paesino o città, sono state, e, son sicuro, lo saranno ancora in questi nostri giorni, il luogo dell’incontro, il luogo degli spazi liberi entro i quali vivere per lo scambio di idee, di opinioni. Gli spazi di gioco, da bambini, da ragazzi; gli spazi per le passeggiate nell’adolescenza, nella giovinezza. I luoghi adatti anche per gli innamoramenti. Gli spazi di riflessione, di contemplazione o di ricordi, gli spazi di memoria, molto importanti che non i luoghi legati a una sola precisa funzione.
Questi spazi sono nati per vincere la solitudine, la noia, la monotonia. L’importanza della piazza è dovuta al fatto che, nei tempi a noi remoti, c’era molto analfabetismo, c’erano pochissimi giornali, non c’era la radio, non c’era la televisione. I vecchi (preferisco nominarli “anziani”), allora, s’incontravano in piazza (oggi s’incontrano in luoghi chiusi, nei Circoli) per raccontare avvenimenti della storia, della politica, della loro vita militare, il lavoro della campagna, le loro storie personali, la loro esistenza fatta di lavoro e di fatica. Il tempo (contrariamente a quanto accade oggi) era tutto dell’uomo. Oggi viviamo un modello schiavistico del tempo, senza libertà. Ancora una mia considerazione personale. La grande ricchezza della piazza è che ha sempre offerto una pluralità di funzioni (incontri, commerci, giochi, divertimenti, feste, manifestazioni, concerti…) Le piazze dànno festa nei cuori e portano alla programmazione di progetti per il giorno dopo, per i mesi, per gli anni avvenire: per un futuro pressoché immediato. Sono gli spazi delle corse libere (almeno una volta, quando ero bambino con tanti altri della mia generazione). E, nella libertà di movimento, di correre, si veniva a manifestare soprattutto la libertà e, conseguentemente, la crescita psicologica, sociale, la maturità di pensiero. Non solo. Si presentavano (suppongo anche oggi, specie nei paesi dove esistono questi ampi spazi –piazze-) grosse opportunità di conoscenze e, quindi, di rapporti interpersonali.
Sono fortemente convinto che la piazza, oggi, rappresenti il vero grande tesoro (da custodire molto gelosamente) dei residenti del paese e, ancora di più, della città. Ed è per questo esplicito motivo che alla piazza voglio dedicare questi miei versi, suggeriti e dettati dalla mia forte sensibilità e, perché no?, dalla mia immensa nostalgia per la sua notevole importanza.

Piazza
(Roma – Umberto I)

Piazza di vita
Di caldi amori e conoscenze
Piazza d’amicizie e d’esperienze

Piazza di tanti ricordi
Di storie
E di memorie

Piazza di giochi spassosi
Di tanti momenti gioiosi
Di sogni e di speranze
Di giovanili esuberanze

Piazza di fresche risate
In epoche passate

Piazza d’infiniti svariati sapori
E di fiammanti colori
Di chi ti frequentava
Di chi tanto t’ama e t’amava

Piazza d’immenso calore
D’estate magico splendore
D’intensi profumi in primavera
Di dolci incontri la sera

Piazza della mia vita
Sempre piazza del mio cuore

Francesco Mulè

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