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Nunzio Beddia

Venerdì 14 maggio al Salone Internazionale del Libro di Torino, il cattolicese Nunzio Beddia, presenterà il romanzo “Il Giardino di Pietra” edito dalla A & B editrice. Nella scheda introduttiva del romanzo si legge: “La notte del 3 marzo del 198.., sul litorale dove sorge il castel-lo di Falconara, in Sicilia, venne a posarsi un banco di nebbia.” Con questo inizio dimesso, destinato a un crescendo vorticoso, comincia questo libro, le cui avventure si svolgono dapprima ad Agrigento e suoi dintorni (nel libro Il capoluogo), poi ad Alica (Licata), e infine a Falconara di Butera. Il protagonista è una sorta di nomade moderno, un sedentario sempre in movimento, il quale cerca di scoprire, nel ricamo “visibile” del mondo, l’ordito occultato nel suo “verso”; per dirla con linguaggio filosofico: la dimensione metafisica del mondo. È per un tale desiderio che questo economo, dal nome che sembra un anagramma, seguendo le spinte nevrotiche di un gioco, inizia il suo viaggio interiore addentrandosi nelle storie degli altri e dentro il suo passato, fino al quasi svuotamento di se stesso che confina con l’ascesi. Un tale “annientamento” è premiato col disvelarsi di un evento metafisico: non nei termini stringenti e universali d’una logica, quanto di una visione interiore, ma altrettanto ricca e convincente, di ciò che potrebbe dirsi il groviglio inestricabile del “cuore”.

Dell’autore e del romanzo così scrive Gabriella Portalone: “Si tratta forse di un giallo? L’inizio lo farebbe pensare. Eppure man mano che si scorrono le pagine ci si accorge che il racconto non ha niente del giallo, anche se fino alla fine si aspetta quel colpo di scena che l’inizio fa presagire. Anche questo come l’altro lavoro di Beddia, E Dio salì sul mio treno, si presenta come la storia di un cuore tormentato alla perenne e insoddisfatta ricerca della verità assoluta o forse, alla ricerca di un Dio che pare a tratti ritrovato, a tratti perduto. L’autore, che è anche pittore, dipinge sulle pagine bianche del libro le sue più intime sensazioni sceverando ogni lato del suo Io davanti a se stesso e davanti agli altri, nella poco celata ricerca di un aiuto. Dico dipingere, poiché i sentimenti e le sensazioni sono descritti con tanta ricchezza di particolari e tanta nitidezza da assumere l’aspetto d’immagini ricche di colori e sfumature che si stagliano nel bianco incontaminato della tela. E raccontando il suo mondo, le sue miserie, i suoi abbandoni, l’autore riesce a raccontare la storia dell’intera umanità. Ciascuno di noi, infatti, si ritrova in quelle immagini e come lo spettatore si commuove davanti ad un’opera pittorica romantica, frutto di possenti passioni individuali, immedesimandosi nelle stesse, così il lettore del libro di Beddia si ritrova in molte delle sensazioni espresse dall’autore, domandandosi perché non abbia i suoi stessi poteri, struggendosi per il desiderio di immortalare l’immagine dei suoi sentimenti, la nostalgia suscitata dai ricordi, le emozioni scaturite dall’amore o dal dolore, su di una tela o sulle pagine di un libro o sui versi di una poesia […]“.


NOTA BIOGRAFICA

Nunzio Beddia nasce a Cattolica Eraclea (Ag) il 7 aprile 1948. Nel 1971, a Firenze, si laurea in Lettere classiche. Nel 1975 si trasferisce a Sarzana in Liguria, dove stringe amicizia con il pittore-scrittore Alberto Ricci. Nel 1976 torna in Sicilia. Nell’estate del 1977 inizia la raccolta del patrimonio poetico dialettale del suo paese, e scopre, sulla parete di una vecchia e abbandonata bottega di fabbro ferraio, un’immagine, la quale sarà per lui un riferimento pittorico quanto morale. Nel 1985-86 si trasferisce a Firenze. In una libreria nei pressi di Ponte Vecchio scopre, a motivo del compleanno della figlia, un libro sugli indovinelli, il cui brano estratto dalla Periegesi di Pausania (L’oracolo di Fere) gli dà l’idea del romanzo Il giardino di pietra che inizia a scrivere nel dicembre del 1989 e termina nel giugno del 1990. L’anno seguente ritorna in Sicilia. Nel 1994-95 stende la propria esperienza neocatecumenale, pubblicata nel 2000, dalla casa editrice Grafitalica di Napoli, col titolo E Dio salì sul mio treno. Nell’estate del 2000, dopo la dichiarazione pubblica di fede, esce dal Cammino Neocatecumenale. Dal 2001 al 2007, approdando a un agnosticismo ragionato, scrive il saggio teologico-filosofico “Cristo e il tempio di Demetra” .

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