Lo abbiamo appreso dal sito della diocesi di Agrigento.

Per un decennio Don “Ciccio” è stato servo instancabile della comunità Ecclesiale di Cattolica Eraclea come Diacono nel periodo in cui è stato Arciprete Don Nazzareno Ciotta. Lo ricordiamo come un Cristiano con amore smisurato nei confronti degli ammalati.

Ecco l’articolo apparso sul sito della diocesi di Agrigento:

Giovedì 5 aprile 2017, stroncato da un infarto, è ritornato alla Casa del Padre il diacono Francesco Cordaro, per tutti “Ciccio”.
Nato a S.Giovanni Gemini il 26 giugno del1934. Era stato ordinato diacono il 10 marzo del 1984 da moms. luigi Bommarito e nel suoi 33 anni di ministero aveva servito diverse comunità ecclesiali in particolare a Cammarata, San Giovanni Gemini e a Cattolica Eraclea.

Spiccata era sua predilezione per gli ammalati che privilegiava e serviva sempre e anche la sua devozione alla Vergine di Lourdes dove ogni anno, da diversi anni, si recava con L’UNITALSI in pellegrinaggio.
Aveva appena confermato a don Saverio Pittitteri, cappellano dell’ospedale “S Giovanni di Dio” di Agrigento il suo viaggio a Lourdes il prossimo mese di maggio. Doveva essere il suo 39mo viaggio.

“Lourdes. – amava ripete – è la mia seconda casa. Lì c’è una Mamma che sempre ci accoglie e ci consola”. È a proposito di Lourdes e del servizio ai malati dice Mimmo Gambino: “Ho un ricordo che mi ha sempre fatto riflettere. Ciccio teneva a Lourdes sempre due grembiuli uno per lui per fare servizio l’altro per chi il Signore gli metteva accanto per insegnargli a servire gli ammalati”. E Don Lillo Argento lo ricorda come “un vero esempio di Unitalsiano, fratello, amico,compagno e testimone Vero”.

“Era un, mai stanco barelliere UNITALSI” ricorda il diacono Lillo Di Pasquale”.

Don Carmelo La Magra,parroco di Lampedusa e assistente diocesano dell’ Azione Cattolica, che lo ha avuto, come educatore dell’ACR ( Azione Cattolica Ragazzi) a san Giovanni Gemini, lo ricorda come un “Educatore semplice ma determinato di diverse generazioni di ragazzi dell’Acr. Esemplare nella preghiera, buffo nei giochi, coraggioso nella carità. Spesso il luogo dell’incontro era la casa di un ammalato o di un ragazzo disabile, in quei luoghi lui era di casa e faceva sentire accolti tutti noi.”