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cimitero comunale di Cattolica Eraclea

Giornata dedicata alla commemorazione dei defunti. Nata per i nostri cari. Che sono la nostra storia, le nostre tradizioni: la visita alle tombe dei nostri cari. I nostri cari defunti, i nostri maestri di vita. I nostri sostenitori e protettori sin dal primo vagito, senza mai stancarsi. Una vita a noi sempre dedicata con amore e dedizione, dettati dallo spirito materno e paterno. E i nostri nonni? Dove li mettiamo i nostri nonni? I nostri zii? Tutti quelli che ci sono stati vicini durante la nostra crescita, durante il cammino della nostra esistenza?
Il 2 novembre rappresenta la vittoria sulla morte, ma anche sulla separazione e la solitudine. Visitare le tombe dei nostri cari è vivere la fede in questa comunione più forte della morte.
Ebbene. Oggi, purtroppo, le nuove generazioni, le nuove leve di ragazzi e di giovani dimostrano di essere meno “osservanti” di quelle “regole” che noi di un’altra “epoca”, noi dei lontani anni Quaranta, Cinquanta, Sessanta e tanti altri ancora, rispettavamo; “regole” che da noi erano state assolutamente interiorizzate, perché tramandate e inculcate nei nostri animi dall’immensa saggezza dei nostri genitori, dei nostri nonni, dei nostri zii e di tante altre persone (amici, conoscenti, vicini di casa).
Oggi siamo imbottiti, condizionati, “farciti” da esotiche mode che nulla hanno a che vedere e a che fare con la nostra cultura decisamente ricca di storia e di tradizioni che, ancora oggi, rendono ricca e policromatica la nostra esistenza. Tradizioni, storia e cultura che, fino ad oggi, sono state alla base dell’esistenza della nostra società italiana. Sono valori che non possono essere cancellati dagli anni, dal tempo. I valori rimangono tali pur col passare dei secoli.
Ma, veniamo a noi, a quella che era una volta la commemorazione dei defunti. Ho vissuto perennemente nel mio paese per trentadue anni circa. Ricordo “il giorno dei morti” molto bene in tutti i suoi momenti più significativi. Da bambino il giorno di Ognissanti (tutti i Santi, il 1° novembre), con tutta la mia famiglia si andava a piedi (allora non tutti si possedeva l’automobile) al cimitero, muniti di scopa, straccio e secchio: quanto serviva per pulire la tomba e presentarla l’indomani ordinata. Il giorno dopo, i componenti la famiglia, chi portava il mazzo di fiori, chi i lumini, nel silenzio più rispettoso verso i nostri cari, si recavano al camposanto a dire le preghiere per i propri cari.
E non si andava solo al mattino. Verso mezzogiorno aspettavamo che il sacerdote passasse per benedire le tombe. Dopo di che si faceva ritorno a casa. Il tempo necessario per il pranzo e poi di nuovo, come in processione, verso il cimitero a “fare compagnia” ai nostri morti. E lì si rimaneva fino a quando il custode del cimitero non ci dava il segnale della chiusura del cancello. Era un giorno di preghiera (se non due giorni con il 1° novembre).
Quanti lamenti, quanti pianti che rievocavano il padre, la madre, il figlio, la sorella, le persone tanto care! Quante lacrime, e quante preghiere! Quanti colloqui, bagnati di dolore (ma che dolore!), col proprio figliolo, la sorella, i cari assenti che ci avevano lasciati! Fiori e lumini che simboleggiavano il profumo del nostro amore per i defunti e l’illuminazione della via verso la salvezza della loro anima, al fine di acquistare e conquistare la pace e il riposo eterni del regno celeste.
Oggi, purtroppo, in una giornata così importante, così interessante per il suo valore decisamente spirituale, i giovani non pensano ad altro che ad halloween, una buffa americanata, che serve a mettere in ombra il profondo significato della visita alle tombe e a sminuire l’essenzialità della commemorazione dei nostri cari assenti.
Penso, anzi, credo che consumismo e materialismo stiano alla base di tutto questo degrado umano e sociale. Dov’è la famiglia di allora? Dove sono i momenti d’incontro tra figli e genitori? Incontri così sfuggenti che non permettono ai giovani di attingere all’esperienza, alla storia, al passato dei genitori!
Oggi, e concludo, stiamo vivendo una realtà priva di contenuti logici e di sentimenti puri, una realtà sguarnita di principi e di valori da tramandare ai nostri figli, con pieno orgoglio, senza tema che essi (principi e valori) possano miseramente naufragare nel tempo. Questo penso e questo dico circa la sola e unica giornata dedicata ai defunti. Almeno una volta l’anno. Nostalgia? Ma di che? Sicuramente di quelle tradizioni e di quei valori messi a tacere da culture “carnascialesche”.

One Response to "“Almeno una volta l’anno rispettiamo la loro memoria”"

  1. giuseppe lucia  09/04/2012

    É una riflezione umana ,che noi tutti riconosciamo . Coi VALORI RISPETTIAi nostri cari difunti,É un oblico morale e spirituale viene sempre ricordato con affetto delle loro vivenza. Non aspettiamo una volta all’anno . Anche una volta alla settimana . chi lo puo’ farlo.É una remembranza Incangellabile . Poi I nostri cari defunti si meitano il loro privileggio e (RISPETTO)Non sentirsi abbandonati delle loro famiglie . di portaeci un fiore simbolo D’amore. É una meditazione spontania,. Mantenerli questi luoghi coi fiori e piante decorativi . Li possiamo chiamarli , (MEMORIAL GARDEN) Si esibiscono dei Concerti . Celebrazioni delle messe all’aperto in presenza dei familiari . Come tutti lo fanno.Nel 2004 so stato in visita al cimitero dei miei cari. So ri masto deluso cosi’ abbandonato malamente ordenato . La colpa la do’ all’amministrazio comunale,inn’egligenza menofreghista. NON ABBANDONIAMO I NOSTRI CARI CHE RIPOSANO IN PACE ….

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